Aziende e lavoratori promuovono lo smart working: il report di Regione Lombardia

Dal mese di marzo, l’emergenza sanitaria ha di fatto colpito e stravolto anche il modo di lavorare, obbligando a rivedere i bisogni e gli obiettivi aziendali. Uno strumento fondamentale è stato, e continua ad essere, lo smart working, o lavoro agile, una modalità di lavoro che si adatta alle necessità di distanziamento sociale del periodo storico e che permette di continuare “da casa” a lavorare non più per orari (telelavoro) ma per obiettivi.
Regione Lombardia ha sottoposto 6.500 questionari, ma cosa è emerso?
Chi ha sperimentato per la prima volta il lavoro agile, il 60% si dice più soddisfatto grazie alla flessibilità degli orari, rispetto a quanto accadeva con il lavoro tradizionale.
Ne giova anche il livello di stress, ridotto del 50%, benessere probabilmente riconducibile al risparmio di tempo per raggiungere il posto di lavoro o la scuola: il 42% dei partecipanti è un pendolare.
Il 36% degli intervistati ha dovuto adottare nuove tecnologie durante l’emergenza, segnale di una mancanza di interesse per il tema prima dell’emergenza Covid19.
Il messaggio lanciato dal questionario è chiaro: tra coloro che si dichiarano alla prima esperienza di Smart Working, il 94% dei partecipanti è favorevole a utilizzare questa modalità anche in futuro. Percentuale che sale al 97% tra chi invece era già abituato al lavoro agile.

CFA dall’inizio dell’emergenza sanitaria ha adottato tecnologie e strumenti per continuare a lavorare in totale sicurezza e continua ad essere al fianco delle aziende grazie al suo nuovo servizio di consulenza, dedicato all’attivazione di piani di Smart Working con relativo accordo o regolamento aziendale.

Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2020

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